Rex Bartholomew - Blues Blast Magazine

When I think of Italy it conjures up images of a rich history, beautiful architecture, fine food and wine, and the most desirable sports cars on the planet. But until recently I had never considered the country’s blues scene, which is also quite good. I have been listening to Chemako’s eponymous CD and have come away very impressed. This four-piece band has been working together in one form or another since 1993, and it is a shame that they did not get into the studio sooner.

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L'Arena di Verona - Beppe Montresor

I Chemako appostati sulla linea del blues

Meriterebbero un pubblico ben più numeroso i Chemako, ospiti per la prima volta del Giardino a Lugagnano. Giamprimo Zorzan, appassionato fondatore e manager del Club, dice che (a differenza del progressive, seguito da un gran numero di persone al Giardino), almeno nel suo locale, è il blues che sembra in generale vivere una fase di minor appeal sul pubblico. «Forse», dice, «ne è stato proposto troppo, ma è clamoroso ad esempio che nella primavera scorsa sia stato costretto ad annullare un concerto di Guy Davis perché non avevo avuto alcuna prenotazione per il suo recital, quando dieci anni fa questo grandissimo bluesman faceva regolarmente il tutto esaurito».

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Matteo Fratti - RootsHighway

Un disco che piace, come un documentario da strade blu nell'America profonda, Chemako. E un nome che sa di spaghetti western in salsa comics, come a dire Tex Willer, Ken Parker (o giù di lì) e sangue …navajos? Azzarderemmo piuttosto "pavesos", data l'area di provenienza della componente a sezione ritmica dai Chicken Mambo di Fabrizio Poggi, tali Roberto Re al basso e Stefano Bertolotti alla batteria. La voce è poi anche quella di Gianfranco Scala alla chitarra, e visti gli ospiti in elenco, tra cui anche Jimmy Ragazzon dei Mandolin Brothers a "benedire" questo debutto 2012 (sue le note di copertina e un intervento d'eccezione), il cerchio si chiude in quell'area pavese nota ai più quasi come una "scuola".

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Buscadero - Andrea Trevaini

Capita, raramente purtroppo, di ascoltare dischi di artisti italiani (i Chemako sono una band lombarda), che ti sorprendono per il loro respiro internazionale.
Paradossalmente questo succede ancor più raramente per chi suona il blues, come fanno i Chemako (sbaglio o il loro nome nasce dal fumetto Ken Parker?); loro lo mescolano con le esperienze personali e musicali vissute “on the road". Traspare dalla loro musica il desiderio di trasmettere, quasi fosse una missione, il Verbo del blues; loro sono musicisti veri, hanno maturato la loro sensibilità espressiva scoprendo la nobiltà di avere nelle vene il sangue blu(es).

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Mescalina - Andrea Furlan

Opera prima per i neonati Chemako, band formata da Gianfranco “French” Scala alla chitarra, Roberto Re al basso e Stefano Bertolotti alla batteria. I tre musicisti pavesi esordiscono in proprio solo ora, ma hanno alle spalle una carriera ventennale che li ha visti tra i protagonisti della scena blues italiana. Li ricordiamo infatti sia per la lunga militanza nei Chicken Mambo di Fabrizio Poggi che per le tante collaborazioni, sia sul palco che su disco, con artisti di fama internazionale quali, tra gli altri,  Guy Davis, Flaco Jimenez ed Eric Bibb.

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Salvatore Esposito - blogfoolk

I Chemako sono un trio roots-rock e blues composto da Gianfranco "French" Scala (chitarra), Roberto Re (basso) e Stefano Bertolotti (batteria), tre amici uniti dalla comune passione per la musica americana e con alle spalle prestigiose collaborazioni con artisti del calibro di Guy Davis, Flaco Jimenez, Eric Bibb e Charlie Musselwhite, ai quali nel 2011 si è aggiunto anche Marcello Milanese, bluesman di grande esperienza che con la sua voce rappresenta il valore aggiunto del gruppo. Il loro approccio con la tradizione musicale americana è senza alcun compromesso, come dimostra il loro disco di debutto omonimo nel quale hanno raccolto nove brani originali più una eccellente rivisitazione di All Things Must Pass di George Harrison e la bella The Ocean Songs di e con Gayla Drake Paul. L'ascolto rivela infatti una raccolta di canzoni ispirate nelle quali spicca l'ottima chitarra di Scala, il quale non disdegna spesso di imbracciare anche banjo, mandolino ed ukulele, supportata alla grande dalla impeccabile sezione ritmica che detta alla pefezione i tempi. Durante l'ascolto a tratti i Chemako ricordano i Mandolin' Brothers per altro presenti in qualità di ospiti in alcuni brani tuttavia ciò che emerge è una loro originalità di fondo, arricchita anche da altri ospiti di eccezione come le chitarre di Maurizio "Gnola" Glielmo e Maurizio Fassino, o le voci dei texani Shan Kowert e Annie Acton nelle splendide Red Diamond Train e Tear For Breakfast, Debbi Walton e la talentuosa Angelica Depaoli. Vertice del disco sono certamente la splendida Fallin' Star, e l’intensa Let It Burn Wild che rappresentano molto bene quali sono le istanze dei Chemako. Insomma per essere un disco di debutto questo è davvero un ottimo lavoro sia dal punto di vista musicale che da quello dei testi. Niente insomma è lasciato al caso.

Salvatore Esposito - Blogfoolk

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